

Racconti e leggende dal lotto
Lui eha a fois...
In passato, nel Quercy, lors da lungoues serate Ciaovernales, il familles visita reaissaiente alors auto il camino. Il di più unciennes storicooires éil tuoiente alors racavereées, da contes e légfinees che faisaiente quotaie intégrante da il cultura populaire.
Noi racavereha égalemento da croyances popolanoaree, da recil suo senza origine connessioneue. Tfuories ces storicooires éil tuoiente trasmissioniisi da gitérazione a gitérazione.
Leggete le seguenti didascalie:
- Le Saut de la Mounine
- Il diavolo sul ponte di Valentré a Cahors
- L'eremita San Namphaise
- La spada Durandal di Rocamadour
- Il Diavolo di San Martino e il Gouffre de Padirac
Ovviamente, la leggenda che ci interessa di più è quella di la Chevrette blanche de Cabrerets (clicca per leggerlo)proprio sopra il nostro gîte!
Leggenda di Saut de la Mounine
Sarebbe un peccato andare al Punto di vista sul salto della Montagna senza conoscere questa leggenda.
Cidoine, un eremita di ritorno dal Cammino di Santiago di Compostela, si stabilì in una grotta nella scogliera, nella Valle del lotto, nei pressi di Montbrun. Era accompagnato da una scimmietta, in occitano una «mounine».
Questo eremita fu ben presto accettato da gran parte della popolazione, che veniva a portargli viveri. Tra i suoi visitatori abituali c’erano Ghislaine, figlia del signore di Montbrun, e Renaud, figlio del signore di Gaïfié, che ben presto si innamorarono l’uno dell’altra.
Il signor Ogier, signore di Montbrun, non vedeva di buon occhio l’affetto che sua figlia Ghislaine cominciò ben presto a provare per Renaud, figlio del suo grande nemico, il signor di Gaïfié. Si dice quindi che Ogier abbia detto a sua figlia Ghislaine: «Preferirei vederti gettarti dalla rupe piuttosto che sposare quel ragazzo».
Sconfortata, Ghislaine andò a confidarsi e a chiedere consiglio all’eremita Cidoine, il quale escogitò allora uno stratagemma. Sacrificò la sua scimmietta, alla quale aveva fatto indossare gli abiti di Ghislaine, e la gettò giù dalla scogliera. Così, il signore Ogier, al quale furono portati gli abiti macchiati di sangue, credette che la sua amata Ghislaine fosse morta.
Cidoine rivelò quindi la verità e fece sapere al signore di Montbrun che sua figlia Ghislaine era ancora viva. Fu così, si dice, che egli concesse la sua benedizione agli innamorati e che il fidanzamento fu presto celebrato.
Il diavolo della leggenda di Pont Valentré a Cahors


Mentre l'architetto del famoso ponte di Valentré costruiva con orgoglio la sua opera a Cahors sopra il Lotto, si è trovato di fronte a una sfida importante. I lavori procedevano troppo lentamente.
Allora, chiese aiuto a Satana e fu stipulato un patto. Se il Diavolo fosse riuscito ad aiutarlo e a portare a termine la costruzione, avrebbe potuto reclamare l’anima dell’architetto. In base a tale accordo, il Diavolo doveva soddisfare tutte le richieste dell’architetto e non poteva rifiutarle.
L’opera del Ponte Valentré si stava innalzando a vista d’occhio e l’architetto decise di salvarsi l’anima. Diede un setaccio al Diavolo e gli chiese di andare a prendere dell’acqua per i suoi operai. Ovviamente, il diavolo non riusciva a riportare l’acqua. Il demone, furioso, giurò allora di vendicarsi.
Quando rimase solo un angolo superiore da costruire per terminare la torre centrale, Satana mandò un piccolo folletto che ogni notte strappava l'ultima pietra... in modo che il ponte non potesse mai essere terminato.
Quando visitate il Ponte Valentré, prestate attenzione: l’architetto Paul Gout, incaricato del restauro del ponte, ha immortalato questa leggenda facendo scolpire una pietra che raffigura un diavoletto che cerca di strappare via una pietra dal ponte… ma con le dita incastrate nelle fughe della pietra!
L'eremita San Namphaise
Nell'antichità, alla fine dell'VIII secolo, un uomo di fede di nome Namphaise viveva sugli altopiani calcarei del Quercy.
Questo compagno di Carlo Magno, stanco della guerra, scelse di condurre una vita da eremita, dedicata alla preghiera e all’aiuto dei contadini della regione. Desideroso di proteggerli dalla siccità, Namphaise scavò dei laghi per raccogliere l’acqua.
Ma il diavolo, geloso di tanta forza e odioso di tanta virtù, scatenò un toro furioso che incornò a morte Namphaise.
Con l'ultimo respiro, l'eremita, aiutato da Dio, scagliò il suo martello verso il cielo. Il martello ricadde a diverse leghe di distanza, a Caniac-du-Causse, per indicare il luogo in cui San Namphaise desiderava essere sepolto.
Si racconta ancora oggi che le reliquie di questo santo eremita guariscano gli epilettici e regalino la fertilità a ogni donna che passi sotto il suo reliquiario.
La leggenda della spada Durandal a Rocamadour
Forse avete sentito la storia raccontata nella canzone di Roland?
Rdi Roncesvalles è stato il farevenau da Caramellalemagne e comandoformica da suono arriepoca-giardinoe. Si dice che lui è stato voié danni a embuscade tendereue da il Sarrcomeins su il collare da Ronquestova.
Mentre vedeva avvicinarsi la morte, Durandal rifiutò di vedere la sua spada magica Durandal cadere nelle mani dei suoi nemici saraceni. Il tendaallora da il briser su a rocaro.
Il mioMa la spada non cedette. È il rocaro che visita brisa, nel luogo ormai noto come la « Brèche da Roland«, che misura ben 40 metri di larghezza e 70 metri di profondità.
Voyformica che‘esso fare povha non rompere Durandal, Roland appela, aiutami Santo Michel. L'arcangelo intervenne allora presso Rolando, il quale inviò Duroandal il più lontano possibile.
Il seguito lo conosciamo, è a da centoees da kilomètres da lì, nel sancireuaire da Rocsonoadour, che la spada visita impiantoa danni il rocostoso, a-dSaggionoi da il portoe da il caplei Il nostro-Dame. Ancora oggi è lì...
Il Gouffre de Padirac, il diavolo e San Martino


Mentre San Martino e il suo mulo tornavano da una missione alla Pierre Martine, scorsero Satana e i suoi compari che trasportavano sacchi pieni delle anime dei poveri abitanti del Quercy che avevano appena acquistato.
Ne seguì quindi una sfida d’onore tra il Santo e il Diavolo: Satana sfidò San Martino e il suo mulo a superare un ostacolo che lui stesso avrebbe scavato sul causse, e se ci fossero riusciti, le anime sarebbero state liberate.
Satana allora colpì con forza il pavimento con un calcio, che crollò. Apparve allora l’abisso Abisso del Padirac. Mentre il diavolo gongolava, immaginando già un fallo da parte del suo avversario, Martin si lanciò con il suo mulo. Quest’ultimo, sostenuto da Sant’Eutropo, a cui il Santo aveva appena rivolto una preghiera, saltò e raggiunse l’altra sponda del burrone.
Fu così che, in seguito alla scommessa con il Maligno, Martin liberò le anime di numerosi abitanti del Quercy.
Satana, sconfitto, si gettò nell’Abisso di Padirac che aveva appena creato, per tornare a casa!